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GRAN CANARIA - Maspalomas
dal 27 gennaio al 3 febbraio 2014
 
E VENNE IL GIORNO DEL “PICO”

L’inverno che ci stiamo lasciando alle spalle è stato particolarmente piovoso. Così, mentre in Italia imperversava il maltempo, un gruppetto di nostri soci ha pensato bene di caricarsi le bici in aereo e volare alle Canarie, per la consueta settimana al caldo tropicale.

L’obiettivo primario era di scalare il Pico de Las Nieves, massima asperità dell’isola di Gran Canaria: quasi 2 mila metri di ascesa, fatta dal versante Est, quello più duro, da molti ritenuta una delle più difficili salite in assoluto.

Ogni giorno avrebbe potuto essere quello buono per salire, ma, sebbene il tempo sulla costa fosse sempre buono, la presenza in quota, già dalle prime ore del mattino, di fastidiose nuvole andava a turbare la possibilità di non incontrare pioggia o freddo, soprattutto durante la discesa. Del resto, in passato simili esperienze avevano lasciato il segno in tanti di noi: mai affrontare le grandi altezze senza la garanzia di tempo stabile, pena conseguenze che avrebbero potuto rovinare la vacanza.

Un primo tentativo l’avevamo fatto giovedì 30 gennaio. Partiti da Maspalomas con il cielo completamente sgombro di nubi, eravamo arrivati fin quasi ad Aguimes, quando una nuvolaglia irregolare e poco promettente ci era venuta incontro da Nord. Che facciamo? Proviamo ad andare avanti, ma niente da fare: dopo alcuni chilometri siamo costretti a ritornare sulla costa perché inizia a piovere, dapprima debolmente, poi sempre con maggior insistenza, fino a farci desistere. Proseguire nell’impresa sarebbe stato controproducente, dato che avevamo ancora alcuni giorni a disposizione.

E, infatti, alla fine il giorno è arrivato. La mattina di domenica 2 febbraio lasciamo il Tabaiba Hotel con la massima determinazione, decisi a non rinunciare, anche perché sarebbe stato l’ultimo giorno disponibile. Il tempo è buono. Alla rotonda di Cruce de Arinaga azzeriamo i computerini e partiamo. Fin dall’inizio la salita è dura, già prima di Ingenio assaggiamo diverse rampe oltre il 10%, ma il peggio deve ancora venire.

In località La Pasadilla la strada s’impenna improvvisamente e il computerino comincia a dare i numeri: 15, 18, 20, 23%! Qualcuno fra i nostri “ragazzi”, soprattutto chi non è mai passato di qui, comincia a lamentarsi. Ma ormai siamo in ballo e dobbiamo ballare. Mettere il piede a terra significherebbe non riuscire più a ripartire. Ogni tanto la strada sembra che spiani: in realtà la pendenza “cala” al 12-13%, per cui si riesce a salire facendo meno fatica. Si continua così fin dopo Cazadores, per circa 6 chilometri, poi la salita prosegue costante, ma non proibitiva.

Quando arriviamo alla Caldera de Los Marteles, il più sembra fatto. In realtà mancano ancora 6 chilometri alla cima, ma le pendenze non sono più da brivido. La paura è finita. Ci sorprende la quasi totale mancanza di altri ciclisti lungo il percorso. Possibile che solo noi siamo i pazzi che hanno deciso di venire qui? In compenso le auto dei turisti che salgono ci sopportano quasi amorevolmente, attendendo con pazienza il momento di superarci nei tratti dove la strada non è troppo stretta.

Finalmente arriviamo in cima al “Pico”: la strada termina a 1941 metri d’altitudine, con un  piccolo parcheggio, appena sotto l’osservatorio. Gli automobilisti ci guardano con curiosità, sorpresi dal fatto di essere, noi, riusciti a salire fin lì in bici. Ma noi non ci scomponiamo più di tanto: dopo quasi una settimana di allenamento canario, alla fine possiamo dire che è stato un gioco da ragazzi…

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