associazione sportiva dilettantistica
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GUALTIERO PAOLINI

ottanta e non sentirli

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E’ alla sua terza giovinezza. E il segreto della sua verve e della sua lucidità non può essere che la bicicletta. Quella bicicletta che l’ha portato, qualche settimana fa, da Milano al suo paese natale, nel cuore della Romagna. A ottant’anni. Proprio nel giorno del suo 80° compleanno. Il leggendario Gualtiero Paolini ha provato a frenare la tentazione di rinunciare, questa volta, a percorrere no stop i 290 chilometri che separano la metropoli dove vive da decenni al paesino di Predappio, dove vide la luce il 13 settembre del 1931, ma il suo slancio e il suo orgoglio hanno subito spento titubanze e pigrizie. E’ un rito che compie quasi meccanicamente, al completamento di ogni decennio. Questa volta erano veramente tanti. Ma lui non se li sentiva, non se li sente. L’idea di lanciarsi ancora una volta in questa straordinaria impresa lo affascinava. E l’ha spinto anche l’aura di affetti e di fraterne attenzioni di cui, lo sapeva, sarebbe stato circondato dai compagni del Corsera in questo straordinario viaggio di metà settembre. “Se non viene nessuno, vado da solo”. Ma figurati se c’è chi vuole farsi sfuggire l’occasione di accompagnare il “nonno” in un altro mitico exploit. Il dream team è subito fatto: Alberto Berti, Danilo Fullin, Claudio Napoletano, Rino Simeon. Alla guida dell’ammiraglia il presidente Antonio Maiocchi.

Partenza alle 7 da San Giuliano Milanese, brevi soste per i vari rifornimenti, a Rubiera dopo 150 km alla media di 30 orari, sosta per il pranzo e a Ozzano Emilia (bibite e gelati), Claudio Napoletano passa alla guida dell’ammiraglia, perchè anche il presidente Antonio Maiocchi vuole dare il suo contributo in bicicletta, poi per il resto si pedala senza sosta lungo gli interminabili rettilinei della Via Emilia, con la campagna tutta uguale, la pianura, le case coloniche e l’afa della Bassa. Il ritmo è quello gradito da Gualtiero Paolini: tra i 27 e i 32 orari, tanto che la media finale sarà di 29 km orari. Costante. Raramente si va oltre, ma mai si va sotto quel range. La squadra è forte. Paolini resta al coperto spesso, ma qualche tirata la fa anche lui. E quando tira lui, c’è da starne certi, non si va sotto la media.

Non scoppia il nonnetto. Anzi. E’ arzillo e pieno di energie. Si districa alla grande nel delirante traffico di Bologna e giunge ancora freschissimo ai piedi della salita, breve, facile, ma pur sempre salita, che lo conduce, ottant’anni dopo, proprio sulla soglia dell’abitazione dove vide la luce. Impresa da non credere. Ed è ancor più straordinaria la nonchalance nella quale la pulce romagnola s’è rinchiuso dopo l’impresa. Lui ritiene di aver fatto una cosa normalissima, di routine. Lui è l’opposto di tanti nonnetti da briscola, bianchino e balera. Per lui la bicicletta è vita. In tutti i sensi. Diavolo d’un Paolini.

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